7 Marzo 2026
Share

La necessità di un'attenta rilettura (anche) della «Mulieris Dignitatem»

Otto marzo: il destino del ‘genio femminile’

otto marzo: una rilettura del tema

Donatella Trotta

A giudicare da come le donne vengono raccontate nel mainstream comunicativo, oggi, otto marzo, non c’è da stare molto allegri. E non soltanto per l’orrorifica ondata di ginecidi e di violenze di genere che ormai ha assunto i toni contabili di un bollettino di guerra, con la registrazione puntuale del numero delle vittime di quello che è il volto (visibile) di ciò che Susan Faludi chiamava “Backlash”.

E non c’è da stare allegri nemmeno – volendo pensare alla dimensione del lavoro – per i dati ormai a tutti noti di un universo femminile mediamente più istruito ma meno pagato (a parità di ruoli) degli uomini: tanto da fa esclamare qualche tempo fa a papa Francesco, attentissimo alle questioni sociali: «Scandaloso che le donne guadagnino meno degli uomini!».

Ma il problema della questione femminile, in Italia e non solo, è ancora più complesso dei meri dati di cronaca o delle sole indagini socio-statistiche. Investe l’antropologia culturale. Le culture delle donne. E il futuro stesso della nostra civiltà. Perché coinvolge, ad esempio, il tema della maternità: il «non pensato della nostra epoca», come lo definisce Silvia Vegetti Finzi. Un tema che ci interpella tutti, maggior ragione in occasioni come questo otto marzo. E richiede, perciò, un supplemento di riflessione. Anche e soprattutto da parte di media, organi (per quanto delegittimati dall’era della disintermediazione digitale, o in crisi) ancora preziosi per la formazione e l’informazione dell’opinione pubblica.

Anche qui, le cifre parlano chiaro. Non basta prenderne atto. Occorre chiedersi perché. Cercare, proporre e condividere soluzioni: come fece, a suo tempo, una straordinaria “femminista” cristiana norvegese, Janne Haaland Matlary, pubblicando un libro da noi purtroppo passato sotto silenzio: «Il tempo della fioritura. Per un nuovo femminismo» (tradotto in italiano per Leonardo, 1999). Una testimonianza di (ri)conciliazione (e non solo tra tempi di vita e di lavoro) che vale la pena di rilanciare, oggi. Con il coraggio necessario a una “minoranza eticamente determinata” che voglia dialogare seriamente con le sfide del presente: oltre l’autoreferenzialità, oltre gli steccati (e i pregiudizi) ideologici.

Image by jacqueline macou from Pixabay