Non è vero secondo il suo ragionamento che le piattaforme che sfruttano i contenuti dei giornali o delle agenzie di stampa a scopo commerciale offrono tutto gratis. “Il lettore paga anche quando non sborsa un euro, perché cede gratuitamente dati su di sé. Esiste un costo nascosto in tutti i rapporti che noi instauriamo sulla rete. Usiamo servizi gratuiti solo in apparenza. Il corrispettivo che paghiamo sono i nostri dati, che oggi hanno un enorme valore economico”.
“Il tema va posto con riferimento a tutti, quindi anche alle rassegne stampa fatte a scopo commerciale”, precisa Pitruzzella. “Qualcuno ha prodotto contenuti, ha generato un valore e dovrebbe partecipare ai vantaggi economici che altri ricavano dall’utilizzo di quegli stessi contenuti”.
Ma l’Antitrust non ha potere: “noi non abbiamo gli strumenti legali. La risposta sta in un nuovo regime del diritto di proprietà intellettuale. Chi produce contenuti, poi rilanciati anche da altri, dev’essere remunerato per i contenuti che genera e mette a disposizione. Occorre una modifica della legislazione europea sul diritto d’autore. Già nella Commissione Ue si discute di queste proposte. Andranno pensate e messe in campo”.

