«L’informazione italiana rischia di morire nella sostanziale indifferenza delle istituzioni che invece dovrebbero difenderne il ruolo e la funzione costituzionale, con i provvedimenti che servono a rilanciare il settore che restano fermi in Parlamento, dalle proposte di legge di contrasto alle querele bavaglio, a quelle sul contrasto al precariato, sull’abolizione del carcere per i giornalisti, sulla tutela delle fonti».
Il rischio è che senza una “nuova legge di sistema” «la transizione digitale si traduca semplicemente nella ulteriore riduzione di posti di lavoro e in un ulteriore allargamento dell’area del precariato». Durante l’evento, nella mattina di sabato, molti giornalisti hanno raccontato le loro “storie di precariato”.
«I diritti negati e la dignità del lavoro calpestata rendono meno libera l’informazione e più precaria la democrazia.

