12 Novembre 2015
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PROFESSIONE: A TORINO IL CONVEGNO “GIORNALISTE E GIORNALISTI DI PACE”

1b1Il giornalismo di pace è emerso nella metà degli anni Novanta del secolo scorso come un nuovo campo interdisciplinare d’interesse per giornalisti professionisti e per attivisti della società civile, ricercatori universitari e quant’altri interessati al nesso conflitti-media. Offre sia un insieme di proposte e opzioni pratiche a redattori e reporter, sia una base per sviluppare criteri valutativi per l’analisi critica del reportage di guerra. Il giornalismo di pace esiste ogni qualvolta editori e giornalisti effettuano scelte specifiche sul tipo di storie da riferire e come riferirne, in modo da offrire opportunità alla società in generale di prendere in considerazione e valorizzare risposte nonviolente a un conflitto. Nanni Salio, presidente del Centro Studi Sereno Regis evidenzia altresì come «consenta di inquadrare le proprie storie in maniera più ampia, corretta e maggiormente accurata, attingendo dal bacino delle dottrine di analisi e trasformazione dei conflitti». Su questo tema, poco presente nel dibattito e nella pratica in Italia, il Centro Sereno Regis lavora da anni e quest’anno, nel terzo anniversario della morte di Gabriella Poli, prima capocronista donna in Italia all’interno della redazione di un grande quotidiano, intende proseguire, con il convegno che si svolgerà il 14 novembre nella sala a lei dedicata in via Garibaldi 13 a Torino dal titolo “Giornaliste e giornalisti di pace”.Saranno ricordate alcune esperienze di giornaliste e giornalisti che hanno accompagnato il centro studi in questa ricerca: dal master di giornalismo coordinato da Vera Schiavazzi nell’intervento introduttivo proprio di Nanni Salio, al giornalismo d’inchiesta di Luca Rastello, raccontato da Donatella Sasso ed Enzo Ferrara per arrivare ai reportage in zone di guerra, fame e miseria, attraverso la narrazione di Francesco Colizzi, medico cooperante, già direttore del periodico “Amici di Follereau” dal 2005 al 2011 e la proiezione del documentario “Dust, la seconda vita”, presentato dagli autori, Stefano Rogliatti e Stefano Tallìa, un reportage girato a giugno 2015 nel Kurdistan iracheno dove vivono un milione di rifugiati provenienti da Siria e Iraq. Donne e uomini in fuga dall’avanzata dell’Isis in Siria e Iraq, persone che hanno perso in un attimo tutto ciò che avevano: casa, lavoro, affetti e che in molti casi hanno anche assistito all’uccisione di parenti e amici. Con le parole dei rifugiati sono raccolte anche le testimonianze degli operatori di Medici Senza Frontiere che si occupano della loro salute attraverso le cliniche mobili e le strutture fisse all’interno dei campi che si trovano vicino a Dohuk. «Il convegno cercherà di rispondere – aggiunge Nanni Salio – alla domanda che ogni giornalista si dovrebbe porre, prima di confezionare qualunque storia: come può il mio intervento incrementare prospettive di pace?». (NUOVASOCIETA’)