20 Settembre 2015
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PROFESSIONE: FEDERICO BADALONI, IL GIORNALISMO OGGI SI FA IN RETE

1Federico-Badaloni3«La stampa lineare dei giornali, della radio e delle tv, chiusa da un limite di spazio e tempo, è finita. Il giornalista che sapeva mettere in fila le parole, è morto. La nuova comunicazione è quella della Rete, basata sulle relazioni» lo ha affermato Federico Badaloni ( a sinistra nella foto), esperto di comunicazione e giornalismo digitale, in un convegno a La Spezia, che ha anche teorizzato la fine della carta stampata, delle televisioni e delle radio: rispetto alla comunicazione multimediale. L’invenzione della stampa lineare, di Gutemberg – ha detto – è stata solo una parentesi della comunicazione: la Rete l’ha azzerata. Secondo Badaloni, oggi il giornalista deve essere completamente diverso da quello del passato: non conta tanto come si scrive, né contano i titoli, ma conta il mezzo con il quale ci si relaziona. Chi non capisce questa svolta, ha detto, è morto.Gli stessi direttori dei giornali, che un tempo si sceglievano in base al fiuto, non solo della notizia ma del tipo di notizie desiderate dal pubblico, adesso non serve più, e spesso è controproducente: perché ci sono dei dati sui gusti e sulle aspettative del pubblico. Li analizza e li studia l’architettura dell’informazione, della quale Badaloni si occupa, progettando anche siti e applicazioni. Le cinque branche, ha detto, riguardano la ricerca di chi utilizza un sito, la strategia del contenuto, l’architettura delle relazioni, il design interattivo, e il testing, la verifica. Secondo Badaloni la comunicazione lineare, fatta come la fanno i giornali, non ha più senso. Non è la rete che è cattiva, ha detto, ma è un dato di fatto: è nelle cose. O si cambia, e si apre ad una multimedialità, o il giornalismo come lo si conosceva è del tutto superato. Secondo Badaloni, non è vero che si va perdendo il senso profondo del giornalismo, a favore di una figura tecnica, che sta chiusa in redazione e raccoglie e seleziona e sceglie in base a quello che gira sulla Rete. Anche questo – ha sostenuto – è giornalismo: è giornalista chi gestisce i siti, perché sceglie che cosa pubblicare. Ha anche portato il suo esempio personale, raccontando di come diede per primo la notizia dei danni del terremoto dell’Aquila, prendendola da Face Book. Ha illustrato quindi tutti i tipi di servizi web che consentono di raccogliere dati, e catalogarli, e fare una rassegna stampa mirata, senza perdere tempo.Prima – ha detto – dovevo leggere tutti i giornali, perdendo una mattinata: ora in un’ora tengo sotto controllo 800 siti diversi. Un elogio della tecnologia, insomma, senza rimpianto per la vecchia professione. Fra un testo scritto bene, ed uno scritto male, ma con inserito all’interno un documento, secondo Badaloni è preferibile quello: perché – paragonando la professione ad un grafo – conta quanti nodi e quanti archi comprende. Il nuovo business dell’editoria, secondo Badaloni, si gioca sulla costruzione di relazioni, che dovrebbero spingere l’utente a finanziare le testate che gli forniscono servizi migliori: chi informa subito se una strada è interrotta, ad esempio. Queste donazioni, potrebbero scaturire dal valore materiale che diamo ad ogni rapporto.(SECOLOXIX)