30 Ottobre 2026
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La prima giornata della scuola di formazione Ucsi di Assisi, con tanti giovani giornalisti impegnati fino a domenica a confrontarsi tra loro e con gli esperti

Quale valore ha oggi il giornalismo?

il valore del giornalismo oggi

Francesca Diviacchi e Selina Trevisan

Combattere la povertà culturale per arrivare ad una nuova democrazia che metta al centro la dignità umana. Su questi temi si è aperta la Scuola di formazione 2026 dell’Ucsi, in programma questo fine settimana ad Assisi.

Dopo i saluti introduttivi del presidente nazionale Vincenzo Varagona, della vicepresidente Maria Luisa Sgobba e dal presidente della Fisc Mauro Ungaro, lo spazio è andata a tre panel collegati tutti al tema portante: ‘Al servizio della democrazia: istruzioni per giornalisti liberi’. Il coordinamento è stato di Francesco Pira, professore di sociologia all’Università degli Studi di Messina.

Il parere del sociologo: dilaga il populismo tecnocratico

Introdotto e stimolato da Pira, c’è stato subito l’intervento di Roberto Barbeito, professore di Sociologia Politica dell’Università Ray Juan Carlos di Madrid. Ha esordito parlando del collasso dei corpi intermedi che hanno generato il concepimento di una nuova leadership influenzata da nuovi modelli di relazione, ma anche dall’individualismo e dall’attrazione di leader antidemocratici. Sollevato poi un aspetto sociologico rilevante: la fuga della responsabilità collettiva. Dilagante anche il populismo tecnocratico che porta alla perdita di fiducia nelle istituzioni.

Indignados, Podemos e ondate autoritarie sono stati i movimenti che hanno caratterizzato l’evoluzione sociale nel tempo, portando anche alla “polarizzazione affettiva”.  guidata dai partiti. Come si può rompere questo circolo di speranza/paura? Tornando a voler mettere al centro la democrazia, senza cedere al controllo algoritmico connesso alla disintermediazione.

In conclusione, il professor Barbeito, sollecitato dal professor Pira che ha domandato quale “parola di speranza” dare di fronte a un futuro nel quale le macchine hanno una presenza sempre più prominente, ha richiamato la necessità di costruire speranza e senso di spiritualità per tutelare la dignità umana, senza rimuovere dalle nostre vite morale e pensiero autentici.

Dare voce a chi deve essere ascoltato

La parola è quindi passata, dopo l’introduzione di Maria Luisa Sgobba, a Francesca Fialdini, conduttrice e autrice Rai, che ha testimoniato il valore del “Dare voce a chi ha necessità di essere ascoltato”. A Si tratta di un’operazione di garanzia della democrazia. Nello specifico, Fialdini ha parlato del disagio giovanile, anche quello alimentare, delle trasformazioni del corpo e del racconto dei misteri e delle dinamiche mentali dei giovani. La giornalista ha pure messo in evidenza il rischio del trasformare il dolore in reazione politica. La relatrice non ha dimenticato i giovani che “urlano” e la responsabilità degli adulti che devono le giuste attenzioni alle generazioni future.

La domanda sul valore del giornalismo

L’Intelligenza artificiale e la democrazia sono state anche al centro dell’intervento del giornalista e formatore Gigio Rancilio. “A volte dimentichiamo che dietro all’Intelligenza artificiale ci sono le persone – ha esordito —, ci sono sempre le persone”. Per esemplificare queste sue parole ha riportato la recente notizia, divulgata proprio in questi giorni, che ha reso noto come negli Stati Uniti siano stati organizzati gruppi tecnici incaricati di manipolare l’Intelligenza artificiale, la quale a sua volta andrà a condizionare le persone. Persone che, come ha rimarcato il giornalista, non hanno gli strumenti necessari per distinguere il vero dal falso: “la maggioranza delle persone non sa distinguere i contenuti generati dall’IA da quelli generati dall’uomo”.

Ritornando poi sui temi più strettamente legati alla democrazia, Rancilio ha riportato i dati dell’Oxford Internet Institute, che rilevano come almeno 80 nazioni nel mondo usino i social per manipolare la popolazione. Non da ultimo per influenzare l’opinione pubblica in caso di guerra, come avviene spesso, ad esempio, nel conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Un concetto che può rientrare in quello di “slopaganda” riportato dal giornalista e formatore, ossia un tipo di informazione, usata molto in ambito politico, che punta esclusivamente a “inondare” di contenuti fittizi, generati con IA, il ricevente così che, non appena ci sia una notizia vera ma contraria al proprio interesse, il ricevente non sia più in grado di riconoscerla.

E sul piano più diretto? “Il vero problema — ha espresso Rancilio — è la ‘guerra all’attenzione’. E per avere attenzione si urla sempre più”, tant’è vero che oggi si è passati dalla ‘postverità’ alla ‘postrealtà’, dove tutti hanno un ‘pezzo’ di ragione, che elevano però ad assoluta verità, non prendendo in considerazione più nessun altro e nient’altro.

Qual è allora il valore del giornalismo ai tempi dell’Intelligenza artificiale? Sei i punti che, come giornalisti e persone, siamo chiamati a non delegare: cercare (fonti, notizie ,verità); verificare; incontrare; dubitare; decidere e rispondere. “È giusto chiedersi cosa farà l’IA al lavoro del giornalista – ha concluso —ma è ancora più importante riflettere su quali compiti dei giornalisti siano ancora indispensabili oggi alla democrazia”.

Al termine degli interventi è seguito un vivace dibattito,  che ha desiderato riflettere non solo sulle sfide della professione ma anche della necessità di far sì che la professione sia riconosciuta come tale, con contratti e retribuzioni adeguate.

In conclusione ci sono state le considerazioni finali di Vincenzo Varagona e Padre Giuseppe Riggio, consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi.