Il professor Jay Rosen della New York University ha pubblicato sul suo blog PressThink il programma di massima del suo corso sul ‘Pensare digitale’, un’utile sintesi di ciò che si sta muovendo nel campo del giornalismo. Social media, mobile, nuovi modelli di business, rapporto con i lettori e data journalism sono alcuni degli argomenti toccati. Mario Tedeschini Lalli ripropone il pezzo (in italiano) e tutti i link di approfondimento sul suo blog Giornalismo d’altri. Questo il testo:Il professor Jay Rosen della New York University ha pubblicato sul suo blog PressThink il programma di massima del suo corso sul “Pensare digitale”. Mi sembra un utilissimo, quanto sintentico sommario di ciò che si sta muovendo nell’ampio campo del giornalismo. Essendo diretto ai suoi studenti il prof. Rosen aggiunge anche alcuni utili link per ogni argomento. Il titolo originale è: “How to be literate in what’s changin journalism“. Lo ripubblico in italiano con la sua esplicita autorizzazione e lo ringrazio.
L’obiettivo del mio corso sul “pensare digitale” è che gli studenti ne escano pienamente “alfabetizzati” quanto ai cambiamenti che influenzano il giornalismo. Qui di seguito le principali tendenze delle quali spero diventino pienamente consapevoli alla fine del semestre.
Per ognuna di esse mi aspetto che comprendano: che cosa significa, perché è importante e in quale direzione si sviluppa. Ho aggiunto un link o due per aiutarvi a cominciare. E sarò lieto di ricevere commenti su ciò che manca dalla lista.
1. I social media e la condivisione-come-distribuzione, o come le piattaforme sociali assumono un maggior controllo delle relazioni con gli utenti, specialmente Facebook. (link)
2. Lo spostamento verso gli strumenti mobile e dal mobile alle applicazioni. Sta avvenendo con una velocità stupefacente. (link)
3. I nuovi modelli di business per le informazioni al di là del metodo tradizionale di generare un pubblico per vendere abbonamenti e pubblicità. Tra questi:
2. Lo spostamento verso gli strumenti mobile e dal mobile alle applicazioni. Sta avvenendo con una velocità stupefacente. (link)
3. I nuovi modelli di business per le informazioni al di là del metodo tradizionale di generare un pubblico per vendere abbonamenti e pubblicità. Tra questi:
- Raccogliere dati… per meglio indirizzare le inserzioni pubblicitarie e personalizzare i prodotti
- Vendere ricerca specialistica… per abbonamento (come fa Giga Om) o mediate la conversazione (come fa Techdirt)
- Gli eventi… sfruttare il marchio giornalistico facendone un potere di convocazione (un link, un altro)
- Il native advertising e il modello di agenzia. Come lo fanno Buzzfeed e Vice (link)
- I modelli non-profit… come ProPublica, Minn Post e Texas Tribune (link)
- Crowdfunding e membership… com Beacon, De Correspondent, The Guardian, Voice of San Diego.
4. Analisi dei dati nella produzione di informazioni. Come imparare dal comportamento dei lettori senza rimanere schiavi dei numeri (link).
5. Focalizzare il “prodotto” nelle aziende editoriali. Mettere insieme le compentenze tecnologiche, redazionali, commerciali e di user experience (link).
6. Lo interaction design e il miglioramento della user experience (UX). Verso una ergonomica dell’informazione (//medium.com/@alexschmidt400/journalism-to-ux-the-next-natural-career-transition-a0e43d107d21” target=”_self”>link).
7. Giornalismo dei dati. In tutti i sensi: raccolta di data sets, collegamento di dati attraverso le API, visualizzazone di dati, scoprire storie nei dati, rendere disponibili agli utenti database puliti e ricercabili, isensori nel lavoro giornalistico (link).
8. Il continuo miglioramento dei sistemi di gestione dei contenuti [sistemi editoriali]e di conseguenza nell’organizzazione del lavoro, o della cultura ingegneristica che prende piene in alcune imprese editoriali (link, un altro).
9. Dati strutturati. Per catturare più valore dalla produzione abituale di notizie (link)
10. Personalizzazione nei prodotti informativi. Perché mandare a tutti la stessa cosa? (link)
11. Trasparenza e fiducia. O come si passi dal “Fidati di noi, siamo professionisti” al “Mostrami come lavori” (//medium.com/@GingrasLehrman/online-chaos-demands-radical-action-by-journalism-to-earn-trust-ea94b06cbccb” target=”_self”>link)
12. Contenuto generato dagli utenti (compresa la sua verifica), il //www.lse.ac.uk/media@lse/POLIS/documents/Polis%20papers/ValueofnetworkedJournalism.pdf” target=”_self”>giornalismo “networked” e ilcrowdsourcing. Le persone un tempo chiamate “pubblico” diventano produttori in fruttuosa collaborazione con i giornalisti.
13. Automazione e “giornalismo dei robot”. Se le macchine possono farlo meglio e a minor costo i giornalisti umani devono salire nella scala del valore (link).
14. Creare una cultura “agile” nelle redazioni, in modo che l’adattarsi, il collaborare e lo sperimentare non siano un’odissea (link)
15. Il modello del brand personale nell’informazione, basato sul seguito che il singolo giornalista ha online (link)
16. Canali informativi verticali e jornalismo di nicchia, o fare bene una cosa e trovare un mercato per essa (link)
17. Il futuro del contesto e il giornalismo esplicativo: fornire il retroterra necessario a comprendere gli aggiornamenti (link).
18. “Giornalismo come servizio”. Invece che un prodotto di un’azienda, un servizio che aiuta l’utente a fare qualcosa (link)
5. Focalizzare il “prodotto” nelle aziende editoriali. Mettere insieme le compentenze tecnologiche, redazionali, commerciali e di user experience (link).
6. Lo interaction design e il miglioramento della user experience (UX). Verso una ergonomica dell’informazione (//medium.com/@alexschmidt400/journalism-to-ux-the-next-natural-career-transition-a0e43d107d21” target=”_self”>link).
7. Giornalismo dei dati. In tutti i sensi: raccolta di data sets, collegamento di dati attraverso le API, visualizzazone di dati, scoprire storie nei dati, rendere disponibili agli utenti database puliti e ricercabili, isensori nel lavoro giornalistico (link).
8. Il continuo miglioramento dei sistemi di gestione dei contenuti [sistemi editoriali]e di conseguenza nell’organizzazione del lavoro, o della cultura ingegneristica che prende piene in alcune imprese editoriali (link, un altro).
9. Dati strutturati. Per catturare più valore dalla produzione abituale di notizie (link)
10. Personalizzazione nei prodotti informativi. Perché mandare a tutti la stessa cosa? (link)
11. Trasparenza e fiducia. O come si passi dal “Fidati di noi, siamo professionisti” al “Mostrami come lavori” (//medium.com/@GingrasLehrman/online-chaos-demands-radical-action-by-journalism-to-earn-trust-ea94b06cbccb” target=”_self”>link)
12. Contenuto generato dagli utenti (compresa la sua verifica), il //www.lse.ac.uk/media@lse/POLIS/documents/Polis%20papers/ValueofnetworkedJournalism.pdf” target=”_self”>giornalismo “networked” e ilcrowdsourcing. Le persone un tempo chiamate “pubblico” diventano produttori in fruttuosa collaborazione con i giornalisti.
13. Automazione e “giornalismo dei robot”. Se le macchine possono farlo meglio e a minor costo i giornalisti umani devono salire nella scala del valore (link).
14. Creare una cultura “agile” nelle redazioni, in modo che l’adattarsi, il collaborare e lo sperimentare non siano un’odissea (link)
15. Il modello del brand personale nell’informazione, basato sul seguito che il singolo giornalista ha online (link)
16. Canali informativi verticali e jornalismo di nicchia, o fare bene una cosa e trovare un mercato per essa (link)
17. Il futuro del contesto e il giornalismo esplicativo: fornire il retroterra necessario a comprendere gli aggiornamenti (link).
18. “Giornalismo come servizio”. Invece che un prodotto di un’azienda, un servizio che aiuta l’utente a fare qualcosa (link)
(BLOGMARIOTEDESCHINILALLI)

