A lanciare l’idea di questo confronto, ideale e propositivo insieme, è stata l’Ucsi. Per la presidente nazionale Vania De Luca, “il rammendo, l’apertura di ponti, di relazioni strutturate e non contingenti fra mondi anche distanti sono le risorse oggi necessarie per ricostruire un tessuto civile per questo Paese”. Padre Francesco Occhetta, consulente dell’Ucsi e redattore di La civiltà cattolica, ha poi invitato a riflettere su “un modello di giustizia diverso, che non contesti la retribuzione o la rieducazione, ma sulla base della funzione riparativa riduca i conflitti e le tensioni che ne seguono, per l’interesse di tutti; un modello che si può e si deve costruire insieme. E noi giornalisti abbiamo una grande responsabilità”.
Dopo il saluto della padrona di casa, la presidente dell’Associazione Stampa Estera Esma Cakir, Minisci ha esordito riconoscendo le peculiarità di giornalisti e magistrati. Gli uni però non possono fare a meno degli altri. Uno spunto di riflessione che ha spinto il presidente dell’Anm ha lanciare la sua prima idea: momenti di formazione congiunti tra toghe e giornalisti. Le prime imparerebbero a comunicare con maggior efficacia e comprensibilità le ragioni delle sentenze e dei provvedimenti, i secondi a districarsi nelle questioni più tecniche dei procedimenti.
Un progetto possibile anche grazie alla capillarità sul territorio dei tribunali e dell’Odg. E quindi la seconda suggestione: perché non aprire uffici stampa all’interno delle procure, con il compito di instaurare rapporto strutturati, trasparenti e corretti con gli organi di informazione? Ma a chi potrebbero essere affidate le gestioni di questi uffici? A giornalisti professionisti o personale interno adeguatamente formato? Domande aperte accanto ad altri nodi sul tappeto: la sovraesposizione mediatica di alcuni magistrati; la tutela della riservatezza per le vittime e per gli indagati; la comprensibilità dei provvedimenti giudiziari; gli esiti dei processi che meritano (specie se di assoluzione) gli stessi spazi delle fasi iniziali; la disponibilità delle informazioni acquisite mediante le intercettazioni. Su questi e altri punti i due rappresentanti degli organismi professionali si sono resi disponibili a un confronto non occasionale ma strutturato e continuo, per dare delle risposte anche a breve tempo.
Intanto, come ha sostenuto Verna, in attesa di percorsi e confronti formativi, è importante utilizzare al meglio gli strumenti già esistenti: come ad esempio le carte deontologiche approvate e funzionanti; o quelli che già pongono alcune linee guida importanti come il Manifesto di Venezia per una corretta informazione sulla violenza contro le donne, o il decalogo di Assisi, sulla ricerca della verità e la corretta relazione con il prossimo. Un altro strumento importante, ha ricordato Roberto Natale, Coordinatore del comitato tecnico scientifico di Articolo 21, è nell’ultimo contratto di Servizio Rai approvato per il triennio 2018-2022, che esplicitamente chiede all’azienda di valutare i propri programmi “con l’intento specifico di promuovere un impegno sociale e culturale, definendo un’offerta concepita per favorire lo sviluppo, nella collettività nazionale, del senso civico e di una compiuta identità sociale, anche mediante la conoscenza e la partecipazione alla vita delle istituzioni e al processo democratico”.
In conclusione: da questo incontro potrebbero nascere positivi sviluppi, i cui frutti si vedranno nel tempo se giornalisti e magistrati, insieme, sapranno crederci.

