18 Gennaio 2010
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San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti: un santo da scoprire

Patrono dei giornalisti, precursore dell'informazione cattolica moderna: scriveva "Memoriali", foglietti settimanali, per spiegare con un linguaggio semplice ed efficace le verità di fede; li affiggeva sui muri e li faceva scivolare sotto le porte. Chi era San Francesco di Sales? Vescovo di Ginevra, vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, fu una sorta di precursore dell'informazione giornalistica moderna: Francesco, o meglio François, era nato nel 1567 nel castello di Thorens, in Savoia (Francia), da una nobile famiglia. Scoperta la sua vocazione sacerdotale, si distinse nella sua opera di apostolato nella regione dello Chablais, a sud del lago Lemano, che era stata riconquistata dal duca di Savoia, Carlo Emanuele, dopo essere stata per oltre mezzo secolo in mano ai calvinisti. Su circa venticinquemila abitanti solo un centinaio di abitanti erano cattolici.  

Francesco riuscì a vincere le resistenze della popolazione locale e ad aprire un dialogo ideando i “Memoriali”: compilava dei foglietti settimanali nei quali affrontava le verità di fede, illustrandole con un linguaggio semplice e riformulandole in maniera efficace e fruibile per i suoi lettori. Silenziosamente li faceva scivolare sotto le porte o li affiggeva sui muri delle strade. San Francesco di Sales morì a Lione il 28 dicembre 1622, ma fu sepolto ad Annecy il 24 gennaio 1623. Nel 1655 fu dichiarato santo e nel 1877 proclamato dottore della Chiesa. Dal 1923 è patrono dei giornalisti cattolici. 
. Fu negli anni dell’infanzia che imparò quella signorilità e dolcezza di modi che dovevano renderlo celebre, soprattutto per la maniera con cui le coniugava con una rara fortezza d’animo e di carattere. I biografi dicono che imparò già da fanciullo il valore di quella massima che poi avrebbe sempre applicato ed insegnato: “Siate quello che siete, ma desiderate di essere alla perfezione quello che siete”.
Il 18 dicembre 1602 Francesco venne consacrato vescovo. “Cominciò col riformare se stesso, scegliendo di essere un vescovo povero: casa in affitto, servitù ridotta all’indispensabile, mensa frugale. Gli onori che non poteva evitare li riteneva fatti alla Chiesa. (…) I problemi della diocesi non gli lasciavano respiro, ma aveva riservato per sé un apostolato specifico. Aveva chiesto ai suoi preti di indirizzare al suo confessionale soprattutto le persone colpite da malattie infettive o che suscitavano ribrezzo. (…) L’altro privilegio che pretendeva, perché “gli dava gioia”, era quello di spiegare il catechismo ai bambini.” Faceva percorrere da un giovane le strade della città, per chiamare a raccolta i ragazzi. “Succedeva però che la cattedrale si riempisse anche di adulti, anzi veniva ad ascoltarlo perfino la sua vecchia madre. ‘Signora – le disse un giorno sorridendo – mi fate distrarre quando vi vedo al catechismo con tutti i nostri bambini; perché siete proprio voi che l’avete insegnato a me!’.”

L’episcopato di Francesco di Sales durerà un ventennio. Egli infatti muore nel 1622, a soli cinquantacinque anni. “La responsabilità episcopale gli consumava giorno per giorno le forze: la visita alle quattrocentocinquanta parrocchie della diocesi, anche alle più sperdute, nelle alte montagne, a cavallo o, più spesso, a piedi; la cura del clero che educava personalmente al ministero della predicazione e della confessione; la catechesi continuata al popolo; la riforma dei monasteri e dei conventi; le missioni diplomatiche alla corte di Torino e a quella di Parigi; i rapporti con la Santa Sede
Pio XI nel 1923 parlando della vita e delle opere di San Francesco di Sales disse: ‘’Chi studia attentamente la vita del Sales, troverà che, fin dai primi anni, egli fu modello da una santità non austera e cupa, ma amabile e accessibile a tutti, potendosi con tutta verità dire di lui: « La sua conversazione non ha nulla di amarezza, né il convivere con lui dà tedio, ma letizia e gioia » (4). Adorno di ogni virtù, brillava tuttavia per una dolcezza di animo così propria da poterla rettamente dire la sua virtù caratteristica; dolcezza però ben diversa da quell’amabilità artefatta che consiste tutta nella ricercatezza dei modi e nello sfoggio di un’affabilità cerimoniosa, e affatto aliena sia dall’apatìa, che di nulla si commuove, sia dalla timidità che non ardisce, anche quando bisogna, indignarsi. Tale virtù, germogliata nel cuore del Sales come frutto soavissimo della carità, nutrita in lui dallo spirito di compassione e di accondiscendenza, ne temprava con la sua dolcezza la gravità dell’aspetto e ne illeggiadriva la voce ed il gesto in modo da conciliargli presso tutti la più affettuosa riverenza.” (Red)