9 Giugno 2011
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SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE UCSI A FIUGGI.FRANCESCO ZANOTTI (IL RUOLO DEI SETTIMANALI CATTOLICI NELLA SOCIETA’ DI OGGI): GIORNALI LOCALI CON SGUARDO GLOBALE

RIPORTIAMO LA RELAZIONE DI FRANCESCO ZANOTTI,GIORNALISTA, PRESIDENTE DELLA FISC (FEDERAZIONE ITALIANA SETTIMANALI CATTOLICI) E DIRETTORE DEL "CORRIERE CESENATE" Il giornale diocesano, questo sconosciuto. Sì, perché di certo non appartiene al grande circo mediatico. E' fuori dalle logiche dai grandi mass media che si parlano tra loro. Non viene citato nelle rassegne stampa. Non partecipa neppure ai talk show televisivi. Eppure sa parlare al cuore della gente. E' un mezzo di comunicazione che per tradizione è e vuole restare popolare, proprio come erano tanto diffusi nel Paese già sul finire del 1800.I 189 periodici cattolici che aderiscono alla Fisc, la Federazione nazionale che li raggruppa, sono eredi di quel glorioso periodo storico. I cattolici, fuori dalla politica attiva dopo il ‘non expedit' del 1874, si rifugiarono nell'impegno sociale. Fra le numerose opere realizzate, le casse rurali, le cooperative e i giornali cattolici. Nel 1966 la Fisc diede vita a un'associazione per raccogliere quel patrimonio di esperienze e di professionalità e per metterle insieme.  

Oggi il giornale diocesano non è un foglio di informazione ecclesiale, ma di informazione generale con diffusione locale. A me piace definirli “giornali locali con sguardo globale” intendo con questo che al settimanale diocesano interessa tutto l’uomo nella sua globalità, sia nella sua dimensione locale che nazionale o mondiale. Se all’esperienza cristiana nulla è escluso, allo stesso modo non c’è argomento o discussione che non possa trovare spazio sulle colonne dei periodi cattolici.
Chiarire l’appartenenza alla comunità cristiana che vive e opera sul territorio assegna una grande libertà a chi opera in questi mezzi. In questo modo il punto di vista è dichiarato fin dalla testata: raccontiamo il mondo alla luce del Vangelo, facendoci compagni di viaggio con la gente del territorio. Desideriamo soprattutto essere voce di chi non ha voce, per non correre il rischio di divenire megafoni (messaggio di papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2008) di chi già parla tanto.
Abbiamo un messaggio da lanciare all’uomo di oggi, troppo spesso disperato. Accanto ai guasti prodotti dalla crisi economica mondiale in atto da tempo, è molto diffusa anche la povertà di senso della vita. A questi uomini e a queste donne in cerca di una risposta ai grandi perché esistenziali vogliamo porre una mano per camminare insieme alla ricerca di “chi sta sopra alle stelle”. Noi raccontiamo del “centuplo quaggiù”, del motivo valido per cui vale la pena spendere la vita e alzarsi ogni mattina.
Dobbiamo poi onorare un grande impegno legato alla professionalità che ci viene richiesta. Abbiamo l’obbligo morale di confezionare giornali sempre più belli, che si fanno leggere per convinzione e non per fede. Chi ci acquista in edicola o chi sottoscrive un abbonamento lo deve fare perché dalla lettura dei nostri giornali (oggi un’ottantina di loro sono presenti online) ne trae un vantaggio. Anzi, direi di più: per vincere un certo pregiudizio che sempre aleggia attorno agli strumenti in mano alla comunità cristiana, dobbiamo essere ancora più bravi e più professionali dei nostri concorrenti. Non tanto perché desideriamo vendere i nostri prodotti, ma perché siamo convinti di ciò che ogni settimana raccontiamo. D’altronde, chi dà voce e spazio alle migliaia di giovani che durante ogni estate frequentano i campi scuola e i centri estivi? Oppure, solo per citare qualche esempio fra i tanti possibili, chi scrive delle corali, delle filodrammatiche, delle polisportive nate attorno alle nostre parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni ecclesiali? Per non dire delle migliaia di ammalati accuditi con immenso amore nelle proprie abitazioni da familiari che per loro sacrificano tutta l’esistenza. Per non parlare degli invalidi gravissimi in stato vegetativo persistente, agli ammalati di Alzheimer, ai bambini accolti in affido nelle case-famiglia.
Dietro a ogni notizia, anche la più banale, ci sono sempre delle persone, con le loro storie e il loro vissuto. Questo deve essere il nostro tratto caratteristico: avere sempre chiara coscienza che le parole possono essere come pietre e che ogni persona è creata a immagine di Dio. Il resto viene da sè.