Parliamo invece di opportunità e di rischi. L’opportunità è quella di far crescere una buona comunicazione, una buona educazione e una buona cultura attraverso meccanismi che favoriscano in tutti e in ciascuno la capacità da una parte di esprimersi, dall’altra di selezionare. Probabilmente ci vorrà del tempo e molta buona volontà.
Oggi la nostra società ha dovuto vivere in pochi decenni il passaggio dall’analfabetismo a internet di massa: è inevitabile che la transizione sia stata tumultuosa, che abbia comportato una frantumazione dei rapporti generazionali, che la nuova cultura di massa contenga manifestazioni negative che vanno dagli aspetti irrisolti ai veri e propri pericoli sociali. Non sappiamo se e come agiranno gli anticorpi a queste malattie. E’ possibile che si generino situazioni di crisi anche violenta.
Ma è anche possibile, se prevarranno le spinte positive nel tessuto sociale, che dopo la transizione confusa ci sia un generale miglioramento della qualità della comunicazione e conseguentemente della società. Direi però che dovremmo cercare di salvarci tutti insieme, combattendo le separatezze, le contrapposizioni, la voglia di difendersi creando barriere e steccati: perché tutto questo fa parte del mondo della confusione delle lingue, della Babele elettronica. E anche questo può generare crisi violente.
Ricordiamoci invece che i nuovi media non hanno affatto distrutto quelli vecchi. Affidarci ai nuovi media in modo esclusivo, anche come cattolici, equivale ad accettare in partenza la propria separatezza e il proprio crescente stato di minorità numerica. Dobbiamo essere consapevoli che i vecchi media svolgono e continueranno a svolgere un ruolo essenziale di semaforo, di guida, e anche di produzione di contenuti per il nuovo ambiente digitale. Dunque non possono, non devono essere abbandonati a se stessi, né gli uni né gli altri. Vanno gestiti, con competenza e professionalità, nell’informazione e nell’intrattenimento, portandoli a standard accettabili di qualità e di intelligenza. In buona sostanza, lavorando per una nuova funzione di servizio pubblico, cioè di traino allo standard qualitativo, che investa congiuntamente il mondo dei vecchi e dei nuovi media.
Occorre dunque mantenere uno scambio fecondo di prodotti e una sostanziale integrazione tra vecchi e nuovi media. I vecchi impediranno ai nuovi di sviluppare livelli quantitativamente insopportabili di separatezza sociale e di disgregazione. I nuovi impediranno ai vecchi le tentazioni dirigistiche e l’omologazione.
Come mondo cattolico, dobbiamo contribuire con altri uomini di buona volontà all’ottenimento di questi obbiettivi. Così forse eviteremo di restare pochi e isolati nel tessuto sociale.
Non ci possiamo accontentare di fare pulizia in casa nostra lasciando che l’immondizia si accumuli sul marciapiede di fronte. Occorre uscire per strada, mescolarsi alla gente, alle culture, alle religioni, cercare chi ha buone intenzioni e lavorare con lui. La nostra identità, la nostra fede, le nostre preghiere ci accompagnino in questo cammino travagliato e non vadano disperse.
Andrea Melodia, presidente nazionale Ucsi

