13 Agosto 2026
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#lamiascelta: l'incoraggiamento di un amico e il primo reportage

Tutto cominciò quasi per caso, dopo un viaggio a Praga

il viaggio a Praga e l'inizio dell'avventura giornalistica

Alberto Lazzarini

“Ma perché non fai un bell’articolo e lo porti alla Gazzetta? Già, perchè no?  Detto, fatto. Per rispondere alla domanda-invito del mio amico Marco utilizzai la macchina da scrivere che mio padre teneva in ufficio e stesi il mio primo pezzo che come è noto…”non si scorda mai”. Ne seguiranno, mah, almeno 10.000.

 L’articolo era un reportage di viaggio (in Mini Minor) di una lontana Pasqua a Praga pochi anni dopo l’invasione sovietica. Cento avventure concentrate in una manciata di giorni condivisi con il mio compagno di banco di liceo. Sono gli anni avvincenti, belli e contraddittori del post Sessantotto vissuti con entusiasmo, curiosità e passione da un universitario di Scienze politiche.

 La cortina di ferro e la dura realtà del regime comunista, la radicata avversione per i sovietici da parte dei cèchi e il cupo colore della città, i buchi dei cannoni ancora visibili (un monito?) sui muri della sede della tv di stato in piazza San Venceslao e i racconti dei giovani dissidenti, le loro speranze nonostante il pugno di ferro e una realtà fatta di povertà (tanta) e libertà (poca). E poi, dopo lunghe ricerche, il cimitero con la tomba del giovane Jan Palach, suicida per la disperazione e per la libertà.

 Sì, ce n’era abbastanza per un racconto autentico da offrire ai lettori. Mi recai nella redazione del secondo quotidiano della mia città (Ferrara) con il foglio in mano, parlai col vice che mi squadrò con curiosità e un sorrisetto e raccolse i pensieri e le motivazioni del giovane aspirante. “Ti faccio sapere”.

 Non ce ne fu bisogno perché, comprando tutti i giorni il quotidiano, qualche giorno più tardi mi imbattei in una pagina interna che titolava a nove colonne (!) il mio viaggio a Praga. Divenni un collaboratore fisso della Gazzetta e poi, negli anni, tutto il resto: uffici stampa, mensili, il settimanale diocesano, siti, anche radio ma soprattutto l’amato Carlino con il quale continuo a collaborare. Sempre con la voglia di raccontare un fatto – qualunque fatto – vissuto per comprenderlo e condividerlo in un articolo o, ancora, per descrivere un incontro con una persona particolare e intervistarla offrendo una storia. Dunque per approfondire vite e situazioni e di fatto creare e rafforzare relazioni, nel segno di un’umanità nuova ancora animata, si spera, da un’informazione vera, libera, responsabile, vivace e magari accattivante.