27 Novembre 2025
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Nella sede del dicastero per la Cultura e l'Educazione fino al 9 gennaio la mostra di Tommaso Spazzini Villa “Vivere, parlare e vedere questo cielo”

Una mostra per ‘comunicare la speranza’

la mostra di Tommaso Spazzini Villa per 'comunicare la speranza'

Flaminia Marinaro

Comunicare la Speranza‘ potrebbe essere il sottotitolo della mostra “Vivere, parlare e vedere questo cielo” allestita nella splendida sede del Dicastero per la Cultura e l’Educazione in Piazza Pio XII di fronte la Basilica di San Pietro,  aperta fino al 9 gennaio

Un percorso visivo e poetico dell’artista Tommaso Spazzini Villa che propone  opere di grande impatto visivo e valore concettuale.

Radici è una sequenza di quadri composti da pagine di testi antichi, trasformate in “palinsesti vivi” sulle quali l’artista  traccia a carboncino le radici di alberi che sovrastano e attraversano le parole, il sapere, la materia.  Opere che invitano  lo spettatore a un dialogo profondo tra cultura e natura, memoria e contemporaneità e a “specchiarsi nei classici” — nei volumi delle Sacre Scritture, della Divina Commedia o dell’Iliade intesi come oggetti di contemplazione  in cui riconoscersi, o tentare di farlo.

Spazzini Villa sottolinea come la natura abbia “una maniera di procedere che è altro dal nostro modo di pensare perché segue altre logiche”.  Le radici dunque rappresentano “l’altrove” che dialoga con la mente, l’intangibile che aspira alla concretezza e simboleggia una comunione indissolubile tra realtà terrena e celeste.

In questa prospettiva ognuno di noi è spinto a diventare “educatore” di sé stesso e del proprio sguardo.

Il Cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero, ha osservato che “ci troviamo di fronte a una riflessione coraggiosa sui legami fragili e tenaci che affondano le loro radici nel nostro essere-nel-mondo.  L’educazione è il nuovo nome della pace e mette la speranza sulla mappa del presente e del futuro”. L’artista “ci pone la domanda fondamentale se leggere non sia, tra le altre cose, un processo che ci mette in condizione di leggere noi stessi”, e che “non ci sia tanta differenza tra osservare i segni che sottolineano la pagina e quelli laceranti che sottolineano la nostra pelle”. 

La comunicazione cattolica, dunque, è anche e soprattutto “radicare” il messaggio nella parola, nel testo, nella storia, per farlo germogliare nella vita contemporanea.

Una mostra  che sfida lo spettatore a confrontarsi con molteplici interrogativi, calandolo in una dimensione sospesa tra cultura e natura. In questo spazio,  l’arte diventa un gesto silenzioso che invita alla contemplazione di tutto ciò che non vediamo ma che germoglia e “cresce sotto la superficie”.