16 Febbraio 2026
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L'hanno presentata al sottosegretario Barachini l'Ordine, la Federazione della Stampa, l'inpgi

Una proposta unitaria per l’equo compenso

proposta congiunta sull'equo compenso

redazione

C’è adesso una proposta unitaria di Ordine, sindacato e Inpgi sull’equo compenso. L’hanno presentata al tavolo del dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria istituito proprio su questo tema. Dovrà essere un equo compenso “coerente e proporzionale con la retribuzione dei giornalisti dipendenti”.

La nota congiunta sull’equo compenso

Ecco la nota integrale.

Fnsi, Ordine dei giornalisti e Inpgi ringraziano il sottosegretario Alberto Barachini per aver voluto ricostituire la Commissione equo compenso e per l’impegno dimostrato nel tentativo di dirimere una questione che va avanti da ormai più di 12 anni.

Le tabelle proposte sono parametrate ai contratti di categoria sottoscritti dalla Fnsi, riconoscono la specificità del lavoro nei quotidiani, nelle agenzie, nell’online, negli uffici stampa e nell’emittenza radiotelevisiva privata nazionale, ma anche l’anzianità di iscrizione all’Ordine, dando valore al tempo impiegato: dai 130 ai 170 euro al giorno e dai 65 agli 84 euro per la mezza giornata; per l’emittenza locale: dagli 86 ai 94 euro fino ai 119, dai 44 euro ai 62 per la mezza giornata; nelle testate locali online e nei periodici: dai 52,50 euro ai 262,50 euro per i mensili.

Allo stesso tavolo la Fieg si è presentata con una proposta inaccettabile che non tiene conto dei principi di coerenza e proporzionalità con il lavoro dipendente richiamati nella sentenza del giudice amministrativo. Al contrario ha insistito su un compenso, non certo definibile equo, che addirittura risulterebbe inferiore a quello già contestato nel 2014. Se nel 2014 il criterio di riferimento per determinare il valore di un pezzo era di 20,83 euro; oggi, 12 anni dopo, il criterio individuato dagli editori è di 17,25 euro (per pezzi di almeno 1200 battute). Gli editori mantengono le soglie di accesso creando una fascia al di sotto del minimo alla quale non si applicherebbe l’equo compenso.

I commenti di Bartoli, Costante, Ginex

Dice il presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli: “l’equo compenso non si può calcolare solo in termini quantitativi, occorre tenere conto dei parametri di qualità, delle caratteristiche del lavoro e del tempo necessario al giornalista per produrre quanto richiesto”.

Per Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, “la proposta degli editori è molto distante non solo dalle sentenze, ma anche dall’assicurare dignità e professionalità ai collaboratori che finirebbero per guadagnare ancora meno di quanto previsto dalla delibera annullata”.

Afferma Roberto Ginex, presidente dell’Inpgi: “Oggi un giornalista libero professionista dichiara in media circa 17 mila euro di reddito annui, mentre un giornalista che è titolare di un cococo dichiara in media circa 10 mila euro annui. L’ammontare dei redditi incide in modo significativo anche sulla possibilità o meno di raggiungere il requisito di anzianità contributiva minima necessaria per ottenere il diritto alla prestazione pensionistica, con la conseguenza che, in presenza di bassi redditi, i nostri iscritti, al raggiungimento dell’età anagrafica di 66 anni, si trovino nella condizione di non poter accedere alla pensione”.