25 Marzo 2019
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Via agli ‘stati generali dell’editoria’. Le sollecitazioni dei giornalisti al governo

Si sono aperti a Roma gli ‘stati generali’ dell’editoria. L’obiettivo del governo, che ha promosso l’iniziativa, è quello di sviluppare (a tappe) un processo di riflessione condiviso, concentrato su cinque aree tematiche: informazione primaria; giornalisti e altri operatori; editoria; mercato; cittadini. Il lavoro si concluderà a settembre.

redazione

«L’informazione è un settore delicato per la democrazia – ha detto il presidente Giuseppe Conte – e per questo c’è la necessità comune di condividere i suggerimenti per cercare di approntare una riforma di sistema di cui si parla da anni». Il presidente parla di “percorso impegnativo, articolato, inclusivo”. Tra i temi che verranno messi al centro della riflessione ci sono quelli della tutela delle fonti, dell’equo compenso, delle querele pretestuose, “sempre nel rispetto del bilanciamento dei valori costituzionali”.

Per il sottosegretario Vito Crimi «occorre riflettere sul ruolo dell’informazione professionale e giungere ad una riforma a 360 gradi con il cittadino al centro. Il nostro obiettivo è sostenere il pluralismo non le singole testate».

Alla tavola rotonda hanno partecipato il segretario generale Fnsi, Raffaele Lorusso; il presidente Fieg, Andrea Riffeser Monti; il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna; Francesco Saverio Vetere, segretario generale Uspi; Marco Giovanelli, presidente Anso; Giovanna Maggioni, direttore generale Upa.

Per Lorusso (Fnsi), secondo quanto riporta il sito della Federazione della Stampa “dobbiamo tornare a parlare di lavoro, anche e soprattutto nel settore dell’editoria. Tema che manca dall’agenda politica. Alle uscite per pensionamento anticipato nulla è corrisposto sul piano del sostegno all’occupazione e della lotta al precariato. Oggi il modo più facile di aggirare il contratto di lavoro è quello di applicare i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. L’abuso dei cococo testimonia che il lavoro c’è, ma è occupazione non garantita, senza tutele. Riflettiamo poi su un principio deleterio che è quello della disintermediazione. Togliere di mezzo i corpi intermedi significa ridurre la democrazia a chiacchiere in rete. La democrazia presuppone informazione di qualità e quindi lavoro di qualità”.

Lorusso ha anche chiesto un intervento pubblico sulle norme antitrust, sul conflitto di interessi, sulla raccolta pubblicitaria. Ha criticato i tagli all’editoria (“che finiranno per colpire il pluralismo e le voci delle diversità, il lavoro e l’occupazione”, ha auspicato un intervento risolutivo contro le querele bavaglio. Sui contributi pubblici, è l’opinione i Lorusso, occorre “alzare l’asticella delle regole per accedere, rivedere i criteri, ma prevederli. Questo è un settore per cui non sono previste procedure di infrazione per sostegno pubblico: è evidente che l’Europa sa che l’informazione è la base della democrazia».

Questi concetti sono stati ribaditi con forza da Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti. Ha evidenziato i rischi di un ‘giornalismo sotto attacco e sotto minaccia’, ha ribadito che “Ordine sta lavorando alla propria riforma”,

Foto: www.governo.it