E’ stato un anno nero per i giornalisti, soprattutto in Europa.
Decine di giornalisti hanno trascorso la prima notte dell’anno in prigione. In Europa sono 149, secondo le stime della Federazione europea dei giornalisti. Che ora chiede con forza il loro rilascio. E sono il 40% in più dell’anno precedente.
Di essi, 56 sono detenuti in Russia e nella parte occupata di Ucraina; 37 sono in Azerbaigian, 28 in Bielorussia, 25 in Turchia, 2 in Armenia e 1 in Georgia.
In questo ‘anno nero’ dieci giornalisti sono stati uccisi in Ucraina mentre documentavano la guerra, nove in Africa, otto nelle Americhe.
Il segretario generale della federazione, Ricardo Gutiérrez, ha posto la questione nel suo discorso all’evento di fine anno della Rappresentanza della Commissione europea in Belgio: “L’Europa di cui sono orgoglioso è l’Europa che in passato si è mobilitata per ottenere il rilascio dei giornalisti turchi ingiustamente imprigionati. È questo il tipo di Europa di cui abbiamo bisogno oggi”.
Nel mondo, dopo il 10 dicembre giornata mondiale dei diritti umani, sono stati uccisi altri 17 giornalisti nel mondo. Il numero delle vittime così sale a 128. Ci sono dieci donne.
Il sindacato internazionale dei giornalisti parla di “impunità che continua” e denuncia “il persistente fallimento delle autorità nella protezione dei lavoratori dei media”. Servono dunque “azioni immediate e decisive per porre fine alla violenza e assicurare i responsabili alla giustizia”.


