Occorre prendere consapevolezza di questa riduzione della credibilità, e convincere la classe giornalistica che i suoi diritti sono legati al dovere di svolgere un servizio utile ai cittadini, segnato dal rispetto della deontologia e dell’etica personale e di gruppo. Tutto il giornalismo deve essere “di servizio pubblico”.
Anche la riforma dell’Ordine professionale è tornata di attualità, più per i noti problemi economici che per una vera presa di coscienza sulla rilevanza del sistema informativo e della sua qualità nella crisi del paese. La carenza di coesione sociale di cui ha parlato anche il presidente Napolitano non deriva forse anche da un sistema informativo che non aiuta il paese a capirsi e a crescere ordinatamente? Dunque farebbe male il governo Monti a sottovalutare in questo momento problemi solo apparentemente lontani da quelli economici, come la questione della RAI, il sostegno alla informazione di qualità, la regolazione dell’ordinamento professionale. Non si tratta certo di salvaguardare posizioni di privilegio, che riguardano una minoranza mentre i giovani giornalisti annaspano nel precariato con retribuzioni da fame, ma di rendere chiaro a tutti che il giornalismo è un mestiere di pubblico interesse che richiede consapevolezza di una missione, competenza tematica e linguistica, cultura. Solo questi obbiettivi possono giustificare qualche forma di regolamentazione a una attività che, in ogni caso, resta diritto inalienabile di ogni cittadino.
Andrea Melodia, presidente UCSI

