«Cause legali, tentativi di controllo dei media e repressione transnazionale» stanno soffocando il giornalismo, in un contesto sempre più ostile: emerge questo dal rapporto annuale sulla libertà di stampa in Europa pubblicato in queste ore.
E allora, “ «che per impedire un’ulteriore erosione della libertà di stampa occorre un’azione decisiva da parte degli Stati membri, del Consiglio d’Europa e delle istituzioni europee al fine di porre fine all’impunità per gli attacchi ai giornalisti, salvaguardare i media di servizio pubblico assicurandone l’indipendenza e finanziamenti adeguati, affrontare minacce strutturali quali l’appropriazione dei media e la legislazione restrittiva e contrastare le molestie online e le intimidazioni coordinate».
Per l’Italia, il rapporto mette in evidenza «i casi dei giornalisti spiati, il rischio di ingerenze da parte della politica sui media di servizio pubblico, i casi di potenziale eccessiva concentrazione nelle mani di poche aziende editoriali della proprietà dei mezzi di informazione».
Poi ci sono i rischi di difficoltà economiche e precarietà del lavoro, che non esisteno solo in Danimarca e Germania, e poco in Belgio, Estonia, Finlandia, Olanda e Svezia.
Gli autori della ricerca invitano la Commissione europea e gli Stati membri «ad affrontare «il problema del falso lavoro autonomo nel settore dei media».
In Italia, oltre ad avere un contratto di lavoro scaduto da 10 anni è da registrare anche l’assenza di un equo compenso per i giornalisti lavoratori autonomi.
A questo link il rapporto, sul sito web del Consiglio d’Europa.


