Regioni

Le iniziative e gli incontri dell’Ucsi nelle regioni

Quale rapporto tra medici e pazienti nell'era del web 2.0? A Parma confronto e formazione per giornalisti e medici.

Come è cambiato il rapporto tra medico e paziente, soprattutto con il diffondersi delle nuove tecnologie? E in questa nuova dinamica, come deve comportarsi chi per professione si occupa di informazione e di comunicazione? Quali sono le implicazioni di carattere etico e deontologico?
Domande che aprono all’esplorazione di una vasta e complessa questione che sarà trattata sabato 19 novembre a Parma (Palazzo Soragna, Strada al Ponte Caprazucca, 6/A, con inizio alle 9) nel corso di un seminario di formazione (per giornalisti e per medici) organizzato congiuntamente dall’Unione Cattolica Stampa Italiana dell’Emilia Romagna e dall’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci) di Parma. L’incontro, che avrà per titolo “Salute e web 2.0. Come è cambiato il rapporto medico-paziente: dati, esperienze, deontologia”, vedrà la partecipazione di medici e giornalisti che proveranno ad affrontare la questione da più punti di vista: dal ruolo dei social network ai nuovi rapporti tra medico e paziente, dalla gestione dell’ambulatorio all’epoca del web alle implicazioni etiche dell’informazione medica.

L'Ucsi di Vicenza riflette sull'immigrazione

"Migranti e migrazioni: quale integrazione, quali prospettive? Il caso Vicenza”. È il tema del corso di formazione professionale per giornalisti promosso dall’Ucsi di Vicenza e dall’Ordine dei giornalisti di Venezia, con il sostegno di AIM Spa, che si è tenuto sabato 8 ottobre, presso il Teatro Comunale.
Oltre trecento i giornalisti registrati sul sito dell’Ordine nazionale, che nella prima parte della mattinata hanno potuto seguire gli interventi di Marco Borraccetti, docente di diritto europeo delle migrazioni all’università di Bologna, e di Pietro Suber, vice presidente della Carta di Roma.
Successivamente, moderata dal presidente provinciale dell’Ucsi di Vicenza Giandomenico Cortese, si è sviluppata la tavola rotonda sul tema “Comuni, comunità e territorio chiamati ad accogliere, tra difficoltà, resistenze e Solidarietà” a cui hanno preso parte il prefetto Eugenio Soldà, il sindaco di Vicenza Achille Variati, il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol e il presidente del Consorzio di cooperative “Prisma” Roberto Zandonà.
E mentre il prefetto Soldà ha ammesso di essere quotidianamente in affanno nella gestione dell’accoglienza di richiedenti asilo che gli vengono assegnati da Roma, il vescovo Pizziol ha richiamato l’impegno delle comunità cristiane locali, già encomiabile, ma che dovrà essere irrobustito ed ampliato quanto prima. Significativa poi, l’allegoria usata dal sindaco Variati che ha ricordato che le esigenze campanilistiche sono comprensibili e legittime, ma che tuttavia i campanili devono servire soprattutto per essere in grado di guardare, profeticamente, molto lontano rispetto al contingente.

A Bari il 4 novembre il Forum Bambini e Mass media

Delegazioni di insegnanti e studenti di 18 scuole di Bari, 100 giornalisti in
formazione, alcuni rappresentanti del Parlamento dei Giovani, ricercatori,
educatori, professionisti della comunicazione. Cresce la partecipazione alla
seconda assemblea nazionale del Forum Bambini e Mass Media, promosso dall’UCSI
Puglia in collaborazione con il CORECOM Puglia, sul tema: "Una pubblicità non
invasiva in una comunicazione che forma", in programma il prossimo 4 novembre a
Bari.
La proposta del Forum Bambini e Mass Media è etico-culturale, e intende
ridisegnare i contorni della comunicazione mass-mediale con la grazia, la
gentilezza e l’acutezza proprie del tratto dei pastelli di un bambino, nella
convinzione che non c’è una comunicazione per adulti e una comunicazione per
bambini.
Oltre agli esperti sul rapporto tra neuroscienze, pubblicità, stili di vita e
marketing umanistico, il Forum ascolterà la riflessione dei giovani studenti
sul senso della comunicazione mediatica in generale e del messaggio
pubblicitario in particolare; e insieme, adulti e ragazzi, si cercherà di
tracciare il percorso futuro del Forum attraverso laboratori ed idee a
concorso, promosso dal Comune di Bari, sul tema provocatorio “Salviamo i
bambini dalla pubblicità”.
Il tutto nello spirito della Lettera di Bari, che esprime il sogno di un “tam
tam mediatico e cross-mediale in cui i bambini e gli adolescenti siano la
stella polare del linguaggio che si usa, e hanno diritto a conoscere, capire,
interpretare, essere educati e formati ad essere cittadini del mondo, giusti e
veri”.

La "Carta di Olbia" dell'Ucsi, un anno dopo

E trascorso appena un anno dal nostro convegno in Gallura al termine del quale rilasciavamo una dichiarazione su informazione e ambiente, subito nominata la Carta di Olbia.
Un documento deontologico, ispirato dall’enciclica Laudato Si’, elaborato al termine di un convegno di tre giorni tenutosi tra Olbia, Tempio e Porto Cervo per ricordare il drammatico ciclone Cleopatra che colpì proprio quelle zone nel 2013.
Ora che dal 24 agosto il terremoto ha causato vittime e sta portando angoscia e distruzione nel centro Italia, è bene per noi dell’Ucsi rileggere ed applicare la Carta di Olbia.
Un documento che impegna i giornalisti cattolici a diffondere una nuova cultura ecologica e a riscoprire il ruolo di attività sociale:
“La professione giornalistica potrà avere un futuro solo attraverso la riscoperta della sua utilità sociale. I giornalisti devono maturare questa consapevolezza, impegnarsi a fondo reinventando il proprio ruolo al servizio delle comunità e imparare a far buon uso di tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a loro disposizione, che consentono di costruire con i propri lettori/spettatori un rapporto nuovo basato sulla fiducia e la credibilità. La tutela dell’ambiente è un tema privilegiato in questo percorso”.
In Gallura il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, si rivolse direttamente ai giornalisti facendo una richiesta di collaborazione: “Gli organi di informazione sono nel sistema della Protezione Civile un pilastro fondamentale, sia in fase di prevenzione sia durante l’emergenza nel dare ai cittadini informazioni certificate e attendibili”. La conclusione della Carta di Olbia non deve essere dimenticata perché si dia seguito per quanto ci eravamo impegnati: “Noi giornalisti UCSI vogliamo dichiarare il nostro forte impegno a approfondire e realizzare questi obbiettivi nelle nostre scelte professionali, anche attraverso nuove iniziative di formazione, e ci impegnamo a fondo perché i nostri editori maturino le nostre stesse convinzioni: il futuro dell’informazione professionale sta nella sua utilità sociale e, in ultima analisi, nell’esercizio concreto e responsabile di una media-etica, e non nella ulteriore esaltazione di modelli consumistici già ampiamente diffusi nelle pratiche della comunicazione.

Messina: giornata di formazione dell'Ucsi Sicilia

Nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina si sono ritrovati tanti giornalisti provenienti da ogni parte dell’Isola per partecipare all’evento formativo organizzato  dall’Ucsi Sicilia, in sinergia con: il Consiglio Nazionale dei Giornalisti, l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, l’Assostampa e con il patrocinio del Comune di Messina, dal titolo “L’informazione della Chiesa: da Giovanni Paolo II a Papa Francesco. Come e’ cambiata nel corso del tempo?”. Relatori il vice presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Santino Franchina, la giornalista della Rai e  vaticanista Alessandra Ferraro e il presidente siracusano nonché consigliere nazionale Ucsi Salvatore Di Salvo; ha moderato il presidente siciliano dell’Ucsi, Domenico Interdonato. E proprio quest'ultimo ha sottolineato la crescita dell’Ucsi in Sicilia con i suoi duecento iscritti diffusi soprattutto nella parte orientale  dell’isola, ma in crescita anche nell'area occidentale e in particolare nel palermitano.

Dopo i saluti del Presidente provinciale dell'Ucsi prof. Angelo Sindoni e quelli dell'Assessore al Bilancio del Comune di Messina  Luca Eller Vainicher, Interdonato ha dato la parola a Salvatore Di Salvo che ha  presentato la vaticanista Alessandra Ferraro e autrice del libro  “Non guardate la vita dal balcone – Francesco, testimone di speranza”,  edito da Elledici.  “Alessandra Ferraro  – ha detto Di Salvo – ha consegnato a tutti noi un libro testimonianza di fede e di speranza, raccontando il Papa e l’appello che ha fatto a ciascuno di noi dopo l’elezione alla soglia di Pietro”. Con competenza e passione la Ferraro, che è anche vice capo redattore Rai per la Valle d'Aosta, ha parlato della comunicazione ecclesiale passando attraverso l’attività dei tre ultimi Papi e dei loro portavoce: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, con Joaquin Navarro Valls, Federico Lombardi  e adesso  Greg Burke e la vice Paloma García Ovejero.

Ciascun Papa, riguardo alla comunicazione, ha avuto le sue peculiarità: Wojtyla è stato il comunicatore per eccellenza, il primo Papa che si dotò di un indirizzo di posta elettronica, famoso per essersi “intasato” a causa delle milioni di mail giunte in pochi attimi. Giovanni Paolo II riuscì a capire come fosse importante il ruolo dei “media” nella Comunicazione per trasmettere al mondo i suoi messaggi di pace, di amore e di speranza ed il suo portavoce Valls riuscì ad interpretare magnificamente il pensiero del Papa polacco. Differente ma non per questo meno incisiva la comunicazione di papa Ratzinger, che a dire della Ferraro ”nel suo silenzio è stato un grande comunicatore”. Ma non bisogna dimenticare la coraggiosa scelta di questo grande papa, "anch’essa male interpretata", di fare un passo indietro in armonia con il suo successore Francesco. Differente rispetto agli altri due la comunicazione per Papa Francesco, che appena eletto salutò i fedeli con il famoso “buonasera”. La giornalista ha raccomandato di non etichettare il Papa per quel “buonasera” o per altri gesti apparentemente popolari poiché si rischierebbe di farlo scadere nel populismo. Francesco è un comunicatore che si serve di se stesso e di un linguaggio semplice ed accessibile per trasmettere i messaggi evangelici. E’ capace di  atti straordinari ed è un innovatore, ma il rischio per ogni giornalista è quello di banalizzarlo e di non riuscire così a cogliere il suo messaggio che poi è quello della Chiesa.