Idee

Questo è uno spazio del sito per riflettere su un tema centrale della nostra dimensione di “comunicatori” e suscitare un dibattito a distanza. In alcuni periodi dell'anno diventa anche un modo di produrre contributi a tema.  

Il mestiere delle parole - #ilmiopresepe/6

Il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi. Quest’anno non ho fatto il presepe. Come peraltro mi capita spesso, da qualche tempo. Se lo avessi fatto avrei probabilmente inserito qua e là, degli intrusi. Come quando ero bambino. Magari il modellino di un'ambulanza, un soldatino o la statuetta di un medico in camice. A ricordare, se ce ne fosse bisogno, che questo è stato un Natale molto particolare. Il Natale di un anno che ci ricorderemo per la sofferenza, la mancanza di libertà, la solitudine e la crisi economica deflagrante. Ma anche per la solidarietà, le relazioni a distanza e le opportunità di crescita individuale.

I segni che il giornalista deve riconoscere per dare la buona notizia - #ilmiopresepe/7

Secondo il Vangelo di Luca, l’angelo del Signore appare ai pastori, dice loro: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”(2,12). “Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: 'Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere'. Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (2, 15-16).

Storie di musica e di amore - #ilmiopresepe/4

Sul finire di questo annus horribilis, #ilmiopresepe vede in primo piano un anziano zampognaro. Lo accompagnano, dall’8 dicembre ma anche oltre, altri giovani musici pastori con le loro ciaramelle, risonanti motivi natalizi della tradizione: come il classico Quanno nascette Ninno di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per Benedetto Croce “il più santo dei napoletani e il più napoletano dei santi”. E sono loro, non a caso, i più vicini alla grotta di Betlemme, dove celebrano con l’umile bellezza delle loro melodie l’Evento che ha cambiato la Storia: l’avvento del Bambino che rappresenta la sacralità dell’infanzia e l’infanzia del sacro destinato, con la Buona Novella, a rivoluzionare il mondo con la legge aurea dell’amore.

Il presepe dei filosofi... e dei giornalisti - #ilmiopresepe/5

Nel presepe c’è posto anche per la filosofia. Filosofa a tutti gli effetti è Maria la quale, dice Luca, medita nel suo cuore gli avvenimenti di cui è testimone. Il suo meditare, infatti, è proprio quello dei filosofi, un symballein – letteralmente gettare o mettere insieme, confrontare, paragonare – con il quale la Madre di Dio mette in relazione, interroga, scava i segni e le parole che accompagnano la nascita di suo Figlio, esercitando nel senso più alto l’arte del pensare.

E se è vero, come intuì Platone e poi sviluppò Aristotele, che all’origine della filosofia c’è la meraviglia, allora il presepe, specie quello napoletano, ha un altro filosofo laureato. È il pastore della meraviglia...

I giornalisti possono essere come i pastori del presepe (4.0) - #ilmiopresepe/4

I pastori, facile. Sono loro i personaggi che più si avvicinano ai giornalisti, nel presepe: raccolgono la notizia, si stupiscono, la pesano, la infiocchettano e poi la diffondono. Intendiamoci: non sono tutti belli e buoni, questi pastori, anzi. Spesso hanno la barba lunga e incolta e magari sono sporchi, per le ore trascorse sulla strada a scarpinare, alla ricerca dell’approfondimento, per capire la verità. Come dite? Ne sono rimasti pochi di questo genere di cronisti? Vero, ma ancora ce ne sono e altri, pure in pullover e al caldo dell’ufficio o della camera, smanettano sul computer facendo indagini a tutto campo, novelli pastori 4.0.