internet

  • Cinquant'anni fa abbiamo raccontato la Luna, ma la vita ce l'ha cambiata più internet

    Raccontano che solo un piccolo giornale universitario cinquant’anni fa dette la notizia del primo collegamento internet della storia. La Rete allora si chiamava Arpanet ed era solo una lontanissima progenitrice di quella che oggi conosciamo noi.

  • Cosa succede in un minuto su internet?

    Cosa succede in un minuto su internet? Ci sono 70mila ore di Netflix, 342mila app scaricate, 4.1 milioni di video visti su Youtube, 452mila foto postate su Instagram.
    Non solo: ci sono anche i 452.000 tweet e poi i post di Facebook, le email...

    Le persone, ormai è evidente, osservano i comportamenti e seguono le persone di cui hanno fiducia per vedere di cosa parlano ed è per questo motivo che gli influencer sono più importanti che mai oggi, soprattutto per chi si occupa di Marketing.

  • Cresce il consumo dei media sui dispositivi mobili. Ma per ora vince sempre la tv

    Entro il 2019 il 26% del consumo globale dei media avverrà sul mobile, e il dato è in crescita rispetto al 19% del 2016. Il tempo medio speso per la navigazione su mobile da browser e da app è di 122 minuti al giorno, in crescita di 10 minuti al giorno dal 2010.

  • Cresce il mercato pubblicitario (soprattutto all'estero). In Italia pubblicato il regolamento per credito d'imposta su investimenti pubblicitari.

    Cresce del 3,5% il mercato pubblicitario in Europa e oggi, nei cinque principali mercati (tra cui l’Italia) vale nel complesso 70 miliardi. E cresce soprattutto internet, come emerge dall’ultima analisi condotta da Confindustria Radio Tv.

  • Cresce la forza di internet, ma la tv resta il mezzo principale per informarsi.

    Non si discosta molto dalle considerazioni dell’ultimo Rapporto sulla Comunicazione Censis-Ucsi l’analisi che fa l’Agcom sul ‘consumo’ di informazione in Italia.

  • Crescono gli investimenti pubblicitari su internet, superata la tv

    La spesa pubblicitaria globale su internet supererà quest’anno la soglia simbolica dei 200 miliardi di dollari, battendo la televisione, in crescita ma "ferma" a 192 miliardi di dollari.

  • Declina sempre di più la libertà sulla Rete

    Altro che libertà, oggi, sulla Rete. Nel rapporto 2019 “Freedom on the Net” del gruppo “Freedom House” si evidenzia che “l’aumento delle interferenze elettorali online e della sorveglianza dei governi, diffuse sulle piattaforme social, sono due tra le ragioni principali che hanno portato al declino del livello di libertà in rete”.

  • Diminuiscono (da marzo) gli utenti dell'informazione in Rete. Primo Corriere.it

    Sorpasso in vetta per i siti di informazione on line: il Corriere batte Repubblica. Gli utenti unici del Corriere della Sera però calano del 23% in confronto a marzo, crescendo tuttavia del 62% rispetto a gennaio. Lo stesso vale per il secondo classificato, la Repubblica (-27% su marzo, +53% su gennaio), per il terzo, TgCom25 (-23% e +29%) e il quarto, Il Messaggero (-22% e +25%).

  • Dove sta andando la rete? Lo dice il nuovo rapporto di Mary Meeker

    Nel suo ventiquattresimo rapporto annuale, la conosciutissima analista Mary Meeker ha descritto le ultime tendenze in atto nella rete.

  • Due italiani su tre sono connessi. E utilizzano soprattutto le app.

    Cresce la popolazione online in Italia, ma soprattutto aumentano – in particolare tra i più giovani – gli utenti ‘mobile only’, cioè che si connettono solo da dispositivi come smartphone e tablet. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto ‘Internet in Italia – I Trend del 2017‘ pubblicato da comScore che ha fotografato lo stato attuale della penetrazione di internet nel nostro Paese, confrontandolo con le tendenze già in atto a livello mondiale...

  • Duro colpo alla pirateria editoriale: oscurati cinquanta siti

    Duro colpo alla pirateria online: sequestrati i cinquanta maggiori siti internet dediti alla diffusione illegale di quotidiani e riviste nazionali e internazionali. il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l'Editoria, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito il sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Roma, di 50 domini web monitorati sulla rete, che rendono disponibile, gratuitamente ed integralmente, un vastissimo quanto aggiornato catalogo digitale di quotidiani e periodici nazionali ed esteri, in evasione dei diritti patrimoniali spettanti agli editori...

  • Giornalisti alla conquista della Rete. L'epica sfida tra gli esploratori Amundsen e Scott

    Un giornalista che vuole esplorare il mondo della Rete può seguire due strade: può cercare di colonizzare internet portandoci dentro la propria cultura e le proprie convinzioni come agli albori del Novecento fece l’esploratore inglese Robert Falcon Scott nella sua disastrosa spedizione al Polo Sud. Oppure può entrare nel nuovo ambiente con intelligenza e senza pregiudizi, affidandosi ai giusti compagni di viaggio e alle giuste tecnologie. Atteggiamento che permise al norvegese Roald Amundsen di conquistare per primo il Polo Sud e soprattutto di riportare a casa sano e salvo il suo equipaggio.
    L’azzeccata metafora dell’epica sfida tra Scott e Amundsen per la conquista del Polo Sud, con cui Federico Badaloni, giornalista e architetto dell’informazione del Gruppo L’Espresso (più correttamente user experience designer) ha introdotto la sua relazione alla Scuola di Alta Formazione Giancarlo Zizola che l’UCSI ha tenuto quest’anno ad Assisi, racconta perfettamente gli affanni di una categoria (quella dei giornalisti) che – nonostante siano ormai passati molti anni – non riesce tuttora a metabolizzare il passaggio dall’informazione analogica e lineare a quella digitale.
    I dati del tredicesimo rapporto Ucsi Censis dicono che oggi la domanda di informazione digitale cresce a dismisura: la quasi totalità dei giovani italiani (quasi il 90 per cento) ormai si informa solo su Intenet dove tutti possono tranquillamente scrivere, parlare e fare attività giornalistica senza intermediari e dove il giornalista fatica sempre più a ritagliarsi uno spazio di autorevolezza.
    Agli Scott e Amundsen del giornalismo italiano, alle prospettive di un giornalismo cattolico che voglia ancora giocare la sua partita sul piano dell’etica e del servizio, ed alle suggestioni della scuola di Alta Formazione Ucsi di Assisi è stato recentemente dedicato un approfondimento radiofonico andato in onda sull’emittente cagliaritana Radio Bonaria.

    Ecco il link:
    https://www.blogosocial.com/amundsen-scott-sfida-giornalisti-rete/

    La video-intervista a Federico Badaloni: https://youtu.be/XLCZaddQv54


     

  • Gli utenti di internet "prigionieri" dei social?

    Tre utenti dei social su quattro vorrebbero chiudere il loro account senza però riuscirci. A destare preoccupazione negli internauti pesa soprattutto la possibile violazione della privacy. Il popolo del web è sempre più prigioniero dei social network. Una vera e propria dipendenza che impedisce agli utenti a staccare la spina dai vari Facebook, Twitter, Instagram e compagnia. Lo dice un'indagine condotta da Kaspersky Lab secondo cui almeno tre utenti su quattro vorrebbero dire addio ai social salvo poi desistere. Per realizzare l'inchiesta l'azienda di sicurezza informatica ha preso come campione 5 mila utilizzatori dei social di 12 Paesi diversi (tra questi figura anche l'Italia). Circa il 78% degli intervistati ha pensato di chiudere i propri account social. Solo un pensiero momentaneo dato che poi hanno deciso di soprassedere.
    Tra coloro che volevano abbandonare Facebook & Co., il 39% ritiene che siano solo una perdita eccessiva di tempo, mentre il 30% ha invece paura di essere monitorato costantemente dai giganti della tecnologia. Un trend, questo, che deve essere invertito per gli italiani e i tedeschi, decisamente più preoccupati per la loro privacy che per il tempo trascorso a oziare sul web.
    C'è invece una parte di intervistati che non vuole abbandonare i social network per paura di perdere i propri ricordi online (circa il 21%). Altri invece (18%) non vogliono cancellarsi poiché attraverso i social accedono ad altri servizi online.

  • I minori nel mondo digitale. L'intervento del Garante della privacy

    E’ importante che Google, quale principale motore della Rete, promuova iniziative di sensibilizzazione come ‘Vivi Internet, al sicuro”. Internet, al pari della direttiva privacy del 1995,” ha osservato Soro “non è stato pensato per i minori, ma è paradossalmente lo spazio nel quale vengono lasciati dalle famiglie più soli. In uno scenario così articolato è necessaria una decisa strategia di tutela da parte delle istituzioni e degli operatori, con interventi che sappiano rispondere alle concrete esigenze della rete e dei soggetti coinvolti”. Lo ha sostenuto il Garante della privacy, Antonello Soro, al convegno sulla tutela dei minori nel mondo digitale, quarta tappa del Progetto “Vivi Internet, al Sicuro”, promosso da Google, Polizia Postale, Altroconsumo e Accademia Italiana del Codice di Internet.
    “La regolamentazione – ha continuato Soro – dovrebbe ispirarsi all’idea di un diritto mite, che rifugge dall’idea di una soluzione, tanto facile quanto illusoria, meramente repressiva, per combinare invece prevenzione del disagio dell’illecito, tutela delle vittime, promozione dei diritti dei minori. Le molte esperienze hanno dimostrato che è fondamentale che il tempo di intervento delle Autorità e le risposte dei gestori delle piattaforme risultino tempestive”.
    “Non bisogna demonizzare Internet, che è anzitutto fonte di grandi opportunità, ma la sfida che abbiamo davanti – ha concluso – “è quella di lavorare insieme per una nuova cultura della dimensione digitale della vita con azioni coordinate che coinvolgano istituzioni, scuole, famiglie e operatori, per costruire nuovi e solidi presìdi di tutela della libertà e promozione dei diritti. E vanno in questa direzione, sicuramente, l’iniziativa ‘Vivi Internet, al sicuro’ ed il vademecum dell’Autorità “La scuola a prova di privacy”, che costituiscono piccoli mattoni di un percorso molto ambizioso quanto ineludibile”.

  • Il 'Manifesto della Comunicazione Non Ostile'

    Il "Manifesto delle Parole Non Ostili" è sottoscritto anche dall'Ucsi ed è stato presentato in questi giorni a Trieste, durante l'iniziativa "Parole O stili". Ecco il testo:

    1.
    Virtuale è reale
    Dico o scrivo in rete solo cose che
    ho il coraggio di dire di persona.
    2.
    Si è ciò che si comunica
    Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.
    3.
    Le parole danno forma al pensiero
    Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
    4.
    Prima di parlare bisogna ascoltare
    Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
    5.
    Le parole sono un ponte
    Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
    6.
    Le parole hanno conseguenze
    So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
    7.
    Condividere è una responsabilità
    Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
    8.
    Le idee si possono discutere.
    Le persone si devono rispettare
    Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
    9.
    Gli insulti non sono argomenti
    Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
    10.
    Anche il silenzio comunica
    Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

    fonte: www.paroleostili.com 

  • Il 6 febbraio si celebra la giornata mondiale per la sicurezza sulla rete

    Il 6 febbraio si celebrerà in oltre cento Paesi del mondo il 'Safer Internet Day': è un evento organizzato con il supporto della Commissione Europea e ha l'obiettivo ambizioso di favorire un utilizzo più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani.

  • Il bilancio della fruizione di internet in Italia, nel 2018

    Fine anno, tempo di bilanci. Anche di quanto tempo stiamo in rete. Il report è di Comscore e misura l’audience ‘multipiattaforma’ degli italiani.

  • Il confronto di Assisi: un sasso nello stagno

    Un sasso nello stagno. Lanciato da una minoranza eticamente determinata. Per smuovere le acque spesso stagnanti intorno alle bambine, ai bambini e ai ragazzi nella nuova era “biomediatica” che ha rivoluzionato, in Italia e non solo, l’ecosistema dei media. È la sfida educativa (e comunicativa) che da Assisi - durante gli intensi tre giorni di Scuola di alta formazione «Giancarlo Zizola» ospitati da quel cenacolo di “utopie cristiane” che è la Cittadella – è stata declinata con generosità dai contributi dei testimoni invitati a fornire le proprie (differenti) visioni, esperienze e narrazioni alla frontiera tra ragazze, ragazzi e media: frontiera che per san Giovanni Paolo IIera «uno dei principali paradigmi di civiltà e progresso… un compito esaltante a cui tutti devono contribuire secondo il proprio ruolo e le proprie competenze» (dal messaggio del 18 aprile 2001 a Emilio Rossi).

    Perché «I bambini ci guardano», esordisce ad esempio Renzo Di Renzo analizzando il tema dal suo poliedrico osservatorio ai confini tra racconto, informazione e pubblicità: perciò bisogna narrare loro la realtà «con semplicità, ma evitando le semplificazioni»; sapendo senza infingimenti, aggiunge, che «ci proteggerà solo la cultura e la conoscenza. E la consapevolezza che la diversità è un bene e non un male, che siamo tutti diversi, perciò unici e speciali. Ma bisogna saper usare le parole giuste: perché le parole sono importanti». Decisive – conclude Di Renzo - come «l’immaginazione, soprattutto nell’attuale (in)civiltà delle immagini». Lui ne sa più che qualcosa: comunicatore sociale a più dimensioni, scrittore (di testi poetici e narrativi, per adulti e per bambini), docente universitario esperto di immagine (grafica, fotografica, video), editoria e new media, marketing e musica, è anche autore di un incantevole albo illustrato (Due destini, edizioni Fatatrac, con le immagini di Sonia Maria Luce Possentini), libro-progetto che veicola pure una mostra itinerante e che non a caso supporta la campagna dei medici con l’Africa CUAMM «Prima le mamme e i bambini», illustrata ad Assisi dalla ginecologa del CUAMM Rossella Peruzzi, con Anna Talami ed Elena Baboni.

    Ma quali modelli antropologici sono sottesi, oggi, nei prodotti mass-mediali (e nella musica, linguaggio universale e trasversale) che i minorenni amano? Quanta influenza stanno avendo nei loro percorsi di crescita? E in particolare, che tipo di tempo libero e di divertimento vengono veicolati coerentemente da questi prodotti, e come sono poi applicati nella vita reale? E con quale presenza attiva da parte della comunità educante? Sono interrogativi posti da Marco Brusati, saggista, docente universitario e direttore generale dell’Associazione Hope (fondata nel 1998 su iniziativa del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei e oggi rete internazionale di servizio alla Chiesa nei settori di musica, spettacolo ed eventi comunicativi). Mostrando (e commentando) immagini-choc di alcuni videoclip, Brusati infatti ammonisce: «I giornalisti hanno un ruolo determinante nel sostenere criticamente le comunità locali nell’uso consapevole dei prodotti massmediali contemporanei, che vanno conosciuti per non veicolare luoghi comuni. I giornalisti devono sentirsi educatori». Già: educatori come padre Stefano Gorla, sacerdote barnabita, giornalista (a lungo direttore del settimanale paolino «Il Giornalino» e del mensile «G-Baby») e saggista tra i massimi esperti di fumetto, cinema d’animazione e critica dei media e dei linguaggi giovanili, che ad Assisi rilancia il suo punto di vista «dalla parte dei bambini e dei ragazzi, che vanno presi sul serio. Ma per “abitare” il loro mondo – aggiunge – occorre entrare dalla porta d’accesso della curiosità. Capire quale lingua usare per informare ed educare divertendo. E ricercare una grammatica e una sintassi per comunicare l’infanzia e l’adolescenza: che non sono vasi da riempire, ma un fuoco da accendere, nella dimensione imprescindibile dell’ascolto».

    Ascolto che diventa poi decisivo, se si vuole tutelare i minorenni dalle trappole disseminate nella realtà, anche della Rete - che può renderli vittime e carnefici a un tempo - e nella babele delle notizie dove il “nomadismo mediatico”, caratteristico dei cosiddetti nativi digitali e Millennials, rischia di generare «forme di disincanto e di nichilismo light» (Settimo Rapporti Censis/Ucsi sulla comunicazione, «L’evoluzione delle diete mediatiche giovanili in Italia e in Europa», 2008). Di qui la necessità di nuove alleanze e “patti educativi” tra diversi soggetti pubbici e privati ed agenzie istituzionali, al di là di famiglia, scuola e Chiesa: come la Polizia Postale, che dal 1998 tutela i minori sul web. Ad Assisi è rappresentata da Elvira D’Amato, vicequestore aggiunto della Polizia Postale, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per il suo impegno contro il cyber-bullismo e la pedopornografia come responsabile del Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line, struttura nata nel 2006. D’Amato, iIllustrando con precisione il difficile lavoro da lei coordinato di indagini sotto copertura a caccia di pedofili nel deep web o dark web - la faccia oscura della Rete - indica alcuni strumenti utili per creare, nelle scuole come nelle famiglie, nuove consapevolezze preventive per un pieno diritto di cittadinanza digitale, tra i quali il recente progetto del Miur per formare docenti “animatori digitali”.

    L’alleanza più strategica, conclude la vicequestore della Polizia di Stato, è allora proprio quella con i protagonisti di una corretta informazione, al di là del moltiplicarsi di un Citizen journalism spesso tempestivo, ma superficiale. Per D’Amato, invece, i professionisti della comunicazione sociale devono «evitare le scorciatoie deleterie dell’imprecisione e dei sensazionalismi, fare le scelte eticamente giuste nel propagandare notizie e immagini relative a fatti scabrosi, nel rispetto della difesa dei diritti dei minori coinvolti, e tutelare così il superiore interesse pubblico in un’emergenza sociale rilevante». Non è poi tanto difficile quanto sembra - è il suggerimento, da Assisi, di Federico Badaloni, architetto dell’informazione -. È, semplicemente, faticoso. Soprattutto quando si tratta di bambine, bambini e ragazzi: che richiedono atenzione e  (cor)responsabilità maggiori.

    Donatella Trotta

  • Il giornalismo scivola verso il precariato. La relazione del presidente dell'Agcom.

    Dall’analisi dell’Osservatorio Agcom sul giornalismo “emerge chiaramente un netto scivolamento della professione giornalistica verso la precarizzazione, un gap evidente di genere– sia negli aspetti puramente remunerativi, sia nell’avanzamento di carriera – e la presenza di forti barriere all’ingresso per le nuove generazioni”.

  • Il nuovo sito - Aggregatore… di esperienze

    Modifichiamo questo sito internet in un momento importante per la nostra associazione, mentre ad Assisi mettiamo in contatto le diverse generazioni dell’Ucsi e investiamo tempo, risorse ed energie per la formazione dei giovani comunicatori.